St. Margareten — Santa Margherita a Kniepaß

(Sankt Lorenzen — San Lorenzo di Sebato, Pustertal — Val Pusteria, Bozen — Bolzano)

Venerdì 27 ottobre 2017

1. Kniepaß, la prima frazione del Comune di St. Lorenzen — San Lorenzo di Sebato arrivando da Brixen — Bressanone (Pustertal — Val Pusteria, Bolzano), con la chiesetta dedicata a Santa Margherita


Kniepaß è la prima frazione di St. Lorenzen — San Lorenzo di Sebato che si incontra arrivando da Brixen — Bressanone. È posta su un piccolo rilievo roccioso, ubicato ad est della frazione più famosa del Comune, Sonnenburg — Castelbadia. Non è praticamente mai nominata in nessun libro che parli dell’antica Sebatum, se non in uno dedicato all’arte sacra e in un altro, austriaco, del 1897, che ne narra la brevissima leggenda.

Eppure, ho deciso di partire proprio da qui, dove ho incontrato bellezza e quiete ogni volta che, passandoci sotto, in macchina o in treno, lo sguardo veniva richiamato da qualcosa che oserei definire magnetico. Dalla statale si vede soltanto la chiesa e un maso, e sembrano posti là in alto, fuori dal mondo e da qualsiasi via di accesso. In effetti lassù c’è solo una famiglia che vi abita. Si accede da un vecchio sentiero medievale che lentamente porta in cima e che un tempo era un collegamento di primaria importanza. Mano a mano che si sale, fra i rami degli alberi si inizia ad essere accolti dalla figura di San Cristoforo, visibile sulla parete ovest.

La costruzione dell’edificio religioso, fatto erigere da un rampollo di buona famiglia del Maso Stadler, risale all’incirca al ‘400. Il Maso Stadler esiste ancora oggi e appartiene alla stessa discendenza dal 1313. Posto poco sopra, nella frazione di Lothen — Campolino, a cui attualmente Kniepaß non è collegata, ma che sicuramente secoli fa era unita alla borgata vicina da qualche sentiero boschivo, ai nostri giorni fagocitato dall’espandersi della foresta di abeti.

La chiesa subì diversi rimaneggiamenti, specialmente nel XVII e XVIII secolo, poi ancora nel 1972 e, in ultimo, nel 2007, quando sia le facciate che il campanile, rovinati dall’umidità, sono stati risanati, mettendo in luce anche il San Cristoforo, dipinto sulla destra della porta e coevo della struttura. Il campanile ottagonale a cuspide e la sacrestia furono aggiunti solo nel XVI secolo.

2. Il San Cristoforo posto sulla destra della facciata della chiesa di Kniepaß, restaurato come tutto l’edificio nel 2007, sebbene salvato solo parzialmente rispetto alla sua immagine completa, mostra due rotondità in concomitanza con la parte alta dell’addome del Santo che fanno pensare all’abbozzo di un seno.

La struttura interna è semplice e la signora — padrona del maso — ha aperto la porta che altrimenti è chiusa, raccontando di come lei, così come i suoi figli, si siano sposati in quella chiesetta di fronte a casa. Poco prima, mentre mi stavo avvicinando, ho intravisto il padrone del maso che stava lavorando alla raccolta del granoturco, ho chiesto a chi fosse dedicata quella chiesa, scoprendo che era intitolata a Santa Margherita vergine e martire.

Nativa di Antiochia di Pisidia, venne martirizzata sotto Diocleziano e questo elemento potrebbe corrispondere a verità, ma tutto il resto della sua vita si perde nella leggenda. Condannata alla decapitazione, fu inghiottita da un drago prima dell’esecuzione. Fu chiamata Marina in Oriente e Margherita in Occidente, viene celebrata il 20 luglio ed è stata una delle Sante più venerate nel Tardo Medioevo. Nell’arte viene raffigurata come una ragazza in piedi su un drago, si dice nell’atto di calpestarlo, o mentre esce dalla sua bocca e lo trafigge con una lancia a forma di croce. Il suo culto fu soppresso nel 1969 perché, come molti altri Santi e Sante cancellati dal calendario, la sua agiografia risultò poco attendibile, ma sembra importare poco, perché continua ad essere venerata e celebrata, spesso anche come patrona. All’interno della chiesa, il dipinto ovale del volto di Margherita, con la palma del martirio in mano, troneggia sull’altare, mentre sul soffitto vi è un affresco che ritrae, in una cornice ottagonale risalente al 1680, San Giorgio con il drago, accompagnato dall’Assunzione in cielo di Margherita, raffigurata all’entrata di una grotta. In un altro dipinto, la decapitazione di Santa Caterina.

3. Santa Margherita d’Antiochia, con la palma del martirio. L’immagine dell’ovale riporta alla leggenda di tradizione cristiana, legata al luogo.

Appena saputo che la cappella era dedicata a Margherita, non ho potuto fare a meno di pensare agli studi condotti sul Culto delle Tre Bethen, le Dee Celtiche o preceltiche, venerate per secoli in parecchi territori germanofoni, compresa questa Valle con una grande testimonianza del luogo cardine della loro presenza e venerazione, a Wielenberg — Montevila, frazione di Percha — Perca. Il fatto che nell’affresco del soffitto compaia anche Santa Caterina — il cui culto si stratificò su quello della Dea Wilbeth — è stato un ulteriore indizio di quella Triade sacra che, insieme a Santa Barbara — stratificata sulla venerazione della Dea Borbeth —, veniva a costituirsi.

Le Tre Dee, denominate solo diversamente, sono conosciute anche come le Tre Vergini della leggenda di Meransen — Maranza, con i nomi di Aubet (Ambeth), Kubet (Wilbeth) e Gwere (Borbeth). Il fatto che nella leggenda Santa Margherita venga ingoiata dal drago, prima di essere decapitata indica la presenza di un elemento fondamentale dell’antico Culto della Madre Primigenia: il drago o serpente appunto, suo simbolo.

Il drago è uno dei simboli della Grande Madre, Signora di Vita e di Morte ed elemento di equilibrio dei suoi aspetti apparentemente opposti, ma solo complementari. Uno dei dipinti, considerato di fattura pregevole e risalente al XVII secolo, non si trova all’interno della Chiesa, ma non sono riuscita a scoprire dove sia custodito, né ho trovato un’immagine da poter condividere, se non quella sul volumetto di arte e storia. In questo dipinto, esattamente come in quello sopra l’altare, Margherita indossa una coroncina — ricordiamo come la corona d’oro sia uno dei simboli delle rappresentazioni della Dea Serpente — nella mano destra, appoggiata a un capitello o comunque a un supporto, regge una croce che emana luce in direzione di un drago posto accanto a lei, che sembra non voler allontanare, in quanto la movenza ricorda più il gesto di chi alza la mano per accarezzare. Ultimo, ma non meno importante, l’espressione del volto: i pittori antichi sapevano quanto l’espressività del viso e del gesto, “spiegasse” un dipinto. Lasciate che vi dica che lo sguardo non è né turbato né spaventato, mentre Margherita volge il capo verso il drago.

Emanazione di una Triade Sacra che si perde nella notte dei tempi, Ambeth delle Drei Bethen o Santa cristiana, non muta la sua valenza. La porta della chiesetta si chiude; dietro di essa, dipinti, Heinrich Stadler e la moglie, continuano a farsi testimoni di un Culto a cui, come gente della terra, erano ben abituati: quello del ciclo eterno di Vita-Morte-Rinascita, quello della Dea Ambeth, che divenne poi Santa Margherita.

4. Scorcio della collina di Kniepaß, salendo dall’antica strada medievale






Immagini

  • Tratte dall’archivio personale

Bibliografia

  • Dal Lago Veneri Brunamaria, Numina Rustica, Edizioni Alpha Beta Verlag 2014

  • Demetz Stefan, Arte Sacra nel territorio di San Lorenzo di Sebato, Pluristamp 2008

  • Abbazia Sant’Agostino Ramsgate, Grande Dizionario dei Santi, Edizioni Piemme 1990

Sitografia