L’oscurantismo mai trasformato
Lunedì 10 dicembre 2018

Storicamente siamo abituati ad associare la parola “oscurantismo” a secoli lontani, a epoche nelle quali il progresso e la diffusione della cultura incontrarono una ferrea opposizione. Eppure, se osserviamo con attenzione ciò che accade intorno a noi, quella stessa tendenza ad imporre agli altri ignoranza e sottomissione appare tutt’altro che scomparsa.
Ieri non ho letto molte notizie, ma una in particolare mi ha portata a riflettere. Mi riferisco alla dichiarazione del capo di gabinetto del Ministero della Famiglia, Cristiano Ceresani, il quale, in un’intervista, ha affermato che i cambiamenti climatici sarebbero parte dell’opera di Satana verso il Mondo. Al di là dell’opinione, che rimane sua, come propria rimane quella legata alla lettura di eventi secondo una data fede o un dato culto, sin da subito ho trovato grave che, in uno Stato che dovrebbe — e quanto mai il condizionale è d’obbligo — essere laico, si manifestino idee e valutazioni che, pur nella liceità delle stesse, quando vengono espresse nell’esercizio di un ruolo istituzionale assumono una connotazione religiosa marcatamente faziosa e inaccettabile.
Viviamo, del resto, in un’Europa le cui origini vengono troppo spesso ricondotte esclusivamente al Cristianesimo, come se prima dell’anno zero dell’epoca cristiana esistesse il vuoto cosmico, quando invece di cosmico c’è un’incompetenza senza pari. Nel 2018 mi attenderei che non si ostenti l’ignoranza come vessillo di (pseudo)cultura, ma questo richiede studio ed assenza di pregiudizio: due merci rarissime.
In verità, però, la ciliegina sulla torta è arrivata verso l’ora di cena, quando un quotidiano locale ha pubblicato un articolo che ho letto nella sua brevità tutto d’un fiato, incredula di fronte al suo contenuto. Si parlava della terza edizione della sfilata dei Krampus(sen) di Natz — Schabs/Naz — Sciaves, località rinomate per la produzione di mele sull’altipiano nei pressi di Brixen — Bressanone. La manifestazione, tenutasi sabato sera, aveva suscitato le lamentele di alcune associazioni cattoliche poiché coincideva con la data di nascita della nonna del Papa Emerito Benedetto XVI, originaria del paese. Inizialmente ho sorriso. Poi lo sgomento ha preso il sopravvento quando ho letto che gli organizzatori avevano presentato formali scuse a queste ultime, spiegando che l’evento era stato programmato già dall’anno precedente senza considerare la concomitanza con la ricorrenza e assicurando che un simile «increscioso fatto» non si sarebbe più verificato.
Non credevo ai miei occhi. È vero che le associazioni di Krampus(sen) e Perchten portano quasi sempre la dicitura Teufl (Diavolo), attraverso la quale queste figure vengono decontestualizzate dalla Cultura cui appartengono e poste, in antitesi a San Nicolò, all’interno della lotta tutta monoteista del Bene contro il Male. Ma, se ricondotte al loro contesto originario, queste creature assumono un significato profondamente diverso. Emerge così una peculiarità che riguarda questa Terra, ma che trova corrispondenza, a livello nazionale, in ambiti persino più gravi, nei quali la laicità e l’aconfessionalità dello Stato troppo spesso vengono meno.
Da sempre sostengo che ognuno deve essere libero di credere in ciò che vuole, così come di non credere affatto, perché il rispetto è fondamento di libertà. Ma la libertà di un altro finisce dove inizia la mia, e su questo non arretro di un passo. Del resto, la stessa Carta costituzionale, all’articolo 8, afferma:
«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [cfr. artt. 19, 20]. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.»
Credo serva maggiore tutela per la rivivificazione di certe Tradizioni che, formatesi già in epoca medievale, attingevano a bacini culturali e cultuali ben più antichi, le cui radici si perdono nella notte dei tempi. Durante l’Inquisizione il rituale di inizio dicembre fu proibito e tale divieto durò per secoli. Eppure la Tradizione, ormai consolidata, sopravvisse nelle valli più isolate, ricomparendo in sordina nel XVII secolo, per riprendere ufficialmente con cortei e manifestazioni organizzate nella seconda metà del XIX secolo. Proprio nelle valli più appartate, come quella in cui abito, la presenza politeista slava si protrasse fino al 600 d.C., quando ebbe inizio l’evangelizzazione. Quest’ultima — fortunatamente, aggiungo — non riuscì mai a estirpare completamente ciò che l’aveva preceduta. Antichi riti ed usanze, infatti, non sono mai andati perduti.
Il problema è che non credo affatto che questa deriva sia iniziata oggi. Semmai, è diventata più visibile perché paganesimo e politeismo, ma anche semplicemente espressioni riconducibili ad un’Europa arcaica, stanno tornando ad emergere da quell’oblio al quale si pensava fossero stati definitivamente relegati. Alla luce di queste mie considerazioni maturate durante la cena, poco prima delle venti, cercando nuovamente l’articolo, mi rendo conto che è stato rimosso. Al suo posto se ne trova uno nuovo che celebra solo l’apprezzamento suscitato dalla manifestazione brissinese, accompagnato da numerose foto.
Il Tempo del Solstizio si avvicina e porta con sé una nuova luce, che mi piacerebbe rischiarasse pagine di cultura. Che sotto gli alberi, tra i regali, trovassero spazio più libri, magari di quelli capaci di raccontarci qualcosa di diverso da ciò che pensiamo già di conoscere, di svelarci qualcosa di nuovo, e soprattutto di condurci fuori da quelle piccole grandi certezze che per molti rappresentano una zona di comfort. Pseudo-sicurezze che affondano le radici nella non conoscenza, dalla quale può generarsi soltanto bieca ignoranza; questa diventa madre dell’unica figlia possibile: la paura.

Immagini
- Tratte da Internet: altoadige.it Sfilata Krampus Natz — Schabs/ Naz — Sciaves, 8 dicembre 2018