Metti una sera d'estate a Schloß – Castel Welsperg con Elisa Manzutto e Judith Stoll
Mercoledì 31 luglio 2019

Metti una sera d’estate, avvolta dalla bruma che sale dal bosco e da una fine e persistente pioggia che cade da plumbee nuvole. Metti un castello medievale la cui parte più antica, il mastio, risale al 1126 e che sorge fra boschi di abeti; un maniero che nella sua maestosa bellezza apre il suo portone al termine di un ponte che fu levatoio. Immagina una Sala, quella dei Cavalieri, che anche in questo 2019 offre il proprio palco ed i suoi dipinti dei Signori di Welsperg come cornice di incontri musicali, in un giubileo, quello trentennale, che vede da sempre il Kuratorium Schloß Welsperg impegnato nella salvaguardia del castello e nella sua valorizzazione culturale.

Il Kuratorium è rappresentato con classe dalla signora Brunhilde Rossi Agostini che, nell’introdurre la serata, ha sottolineato questo importante traguardo a cifra tonda e ricordato come, da ben tre decenni, durante i mesi estivi, esso proponga a valligiani e turisti appuntamenti musicali e culturali, in un’offerta che si rinnova di anno in anno.

Sabato 27 luglio, due artiste si sono cimentate in un repertorio che ha avuto come asse portante le Donne. Due giovani musiciste hanno suonato arie e ballate scritte per figure femminili da compositori appartenenti a quel filone definito celtico, ma anche, più ampiamente, folk. Attraverso la musica sono stati narrati sentimenti ed emozioni che Elisa Manzutto e Judith Stoll hanno saputo rappresentare magistralmente nelle quasi due ore di esibizione.
Di Elisa Manzutto all’arpa celtica parlai già nell’articolo del luglio 2018, dopo il suo concerto solista che aveva affascinato l’intera platea. Triestina, nata nel 1991, ha iniziato la propria formazione musicale con l’arpa classica, dedicandosi successivamente a quella celtica a partire dal 2008. Questo percorso l’ha portata a studiare e a conseguire importanti traguardi anche nel Regno Unito. Annovera tra le proprie esibizioni concerti in varie parti d’Italia. Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trieste, è docente di arpa celtica presso l’Accademia di Musica Ars Nova e presso l’International School, entrambe nel capoluogo friulano.

Judith Stoll è stata una vera e propria rivelazione in questo duo con Elisa. Nata a Innichen – San Candido (BZ), ha iniziato sin da bambina a suonare il flauto presso la Scuola Musicale di Toblach – Dobbiaco. All’età di otto anni, tuttavia, l’amore per il violino l’ha spinta a scegliere questo strumento in via preferenziale. Durante gli studi superiori al Liceo Pedagogico di Bruneck – Brunico si è dedicata a diversi progetti, oltre che allo studio del pianoforte. Dopo aver conseguito la maturità, nel 2014 ha superato l’esame di ammissione all’Università di Innsbruck, iniziando al contempo un percorso di pedagogia musicale al Mozarteum, dove frequenta lezioni di violino, pianoforte e canto. Con i colleghi universitari ha dato origine a progetti di generi diversi, coltivando la passione per la musica tradizionale tirolese oltre che folkloristica. Dal 2017 fa parte dell’Orchestra Universitaria di Innsbruck; insegna inoltre privatamente violino.
Dei tredici brani che componevano la scaletta, la maggior parte costituiva un tributo a Turlough O’Carolan (Irlanda, 1670–1738), colui che fu definito l’Ultimo Bardo. Divenuto cieco all’età di diciotto anni a causa del vaiolo, visse come arpista itinerante, percorrendo in lungo e in largo la sua Terra, componendo e suonando per i nobili del proprio tempo. La sua produzione fu ampia e conta circa duecentoventi arie.

I brani introdotti in lingua tedesca da Judith ed in quella italiana da Elisa hanno incluso tra gli altri pezzi: Fanny Power, composta prima del 1728 per la giovane Frances, detta Fanny, che O’Carolan soprannominò The Swan of the Shore (Il Cigno della Riva) in quanto la proprietà del padre si adagiava lungo la riva di un lago chiamato Lough Riadh. Greensleeves, che, secondo la leggenda, fu scritta da re Enrico VIII, noto ai più per le sue vicende matrimoniali, che condussero allo scisma dalla Chiesa di Roma ed alla nascita della Chiesa d’Inghilterra, per colei che sarebbe divenuta la sua seconda moglie. La riluttanza di Anna Bolena al corteggiamento del sovrano, infatti, avrebbe ispirato quello che è fra i brani più conosciuti della Tradizione inglese, una melodia che rivela anche le doti compositive e musicali di re Enrico.
Le due musiciste ci hanno spiegato come le composizioni giunte sino a noi abbiano spesso avuto origine da una scrittura musicale priva di grandi partiture. I brani, generalmente brevi, nascevano e si tramandavano da arpista ad arpista, capaci di rinnovare continuamente la Tradizione attraverso un’eredità orale.
Il pubblico è stato condotto in un viaggio immaginario, attraverso approdi musicali che, da una riva all’altra, hanno toccato Terre come l’Irlanda, l’Inghilterra e il Galles. Un viaggio in cui l’armonia degli strumenti è stata resa ancora più preziosa dalla voce di Judith Stoll, tanto melodiosamente inaspettata quanto gradita.
Fra gli altri, anche il compositore irlandese Thomas Moore (1779–1852) è stato ricordato con la sua Believe Me, If All Those Endearing Young Charms, dedicata alla moglie che, segnata dal vaiolo, non si riteneva più bella e attraente agli occhi del consorte. Attraverso quella melodia Moore riuscì a trasmetterle tutto il proprio amore, così che la donna comprese di essere ancora amata e desiderata come prima della malattia e nella coppia si rinnovarono sentimento e passione.
Tra i pezzi suonati sono stati inclusi anche The Queen’s March – Morfa’r Frenhines della Tradizione Gallese e The Mountain of the Women – Sliabh na Mban. Quest’ultimo brano narra di un eroe epico della Tradizione Irlandese, Fionn MacCumhaill, e del momento in cui decise di sposarsi per la seconda volta. Per scegliere la propria sposa organizzò una gara alla quale avrebbero potuto partecipare tutte le ragazze del Regno. La competizione, che consisteva nel raggiungere la cima della montagna nel minor tempo possibile, vide la partecipazione di tutte le fanciulle delle terre vicine. Il guerriero, tuttavia, aveva già adocchiato la sua preferita, Grainne, che aiutò a conquistare la vittoria.
Ancora una volta il palco è divenuto — grazie alla capacità evocativa dell’arpa e del violino — un orizzonte che ha portato i presenti verso lontane Terre, divenute infine profondità interiori. Un sipario ideale è calato dopo il secondo bis suonato, una musica che ha concluso il concerto, riportandoci fra le Dolomiti con Die Quelle – La Fonte, scritta dalla compositrice Johanna Dammert nel 2012 durante un viaggio proprio fra questi monti e destinata all’arpa tirolese. Il brano riadattato per il duo è stato di grande impatto emotivo. Composizione ispirata dalla magnificenza della Natura dolomitica, che immerge l’ascoltatore in un’imperturbabile quiete che ha il sapore della libertà assoluta.

Acclamate da lunghi applausi, Elisa Manzutto e Judith Stoll hanno sciolto la tensione alla fine del concerto, in un abbraccio che ha suggellato l’avvio della loro collaborazione artistica. Donne che hanno narrato musicalmente di Donne, che hanno ricercato la figura femminile nella letteratura musicale folk, emozionando, coinvolgendo, ed ammantando d’incanto il pubblico che gremiva la Sala dei Cavalieri. L’augurio è che anche questo concerto possa essere solo un arrivederci ad una prossima stagione concertistica.

Immagini
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Tratte dall’archivio personale.
2.3.4.6. -
Per gentile concessione di Massimiliano Baccanelli.
1.5.7.
Riferimenti ad altri contributi dell’autrice
- Cfr. In viaggio nella Terra dei Bardi
L’arpa celtica nella magica cornice di Schloß – Castel Welsperg
https://ilblogdilujanta.eu/articoli/2018/112018-in-viaggio-nella-terra-dei-bardi/