Il fantasma della filatrice

(Carisolo, Val Rendena, Trentino)

Venerdì 6 gennaio 2023



Dove oggi sorge la chiesetta di Santo Stefano, che svetta fra i poderosi alberi del bosco che sovrasta l’abitato di Carisolo, un tempo esisteva solo la formazione rocciosa che oggi popolarmente viene definita Zucàl, e più in basso, dove oggi si estende il cimitero, un grande tumulo di terra, entrambi posti a guardia della Val di Genova.

Sanno bene i valligiani che quel luogo conserva, sin dai tempi più remoti, la storia di una filatrice notturna che, se nella memoria di alcuni è andata perduta, in quella di altri è ben vivida. Una volta, qualcuno ebbe l’ardire di seguirla e di vedere cosa facesse tale figura oscura nelle ore più fredde e buie della notte.

Si alzò un leggero vento che portava echi di nebbia e la sua figura apparve lungo la strada che conduceva dal paese al cimitero di Santo Stefano. Nessuno sapeva chi fosse e da dove venisse, ma tutti in paese sapevano cosa avrebbe fatto. La sua figura evocava la notte più profonda e la sua connessione con la Morte. Salì con passo lento e cadenzato, quasi a trascinarsi lungo la salita di ciottoli che conduceva alla cima, giungendo a ridosso del bosco dove vi era un tumulo.

Arrivata, trascinando il suo passo stanco, si fermò di fronte a quella formazione di terra che custodiva Morte e Ossa, conficcò il fuso — che teneva nella sua mano sinistra — nella terra ed iniziò a filare; così continuò a fare fino alle prime luci dell’alba, quando la nebbia che ne aveva introdotto l’arrivo la sera precedente era ritornata quasi a celarne la presenza per poi svanire come l’ombra della notte.







Immagine

  • La filatrice, Gambi Gaspare (1889/1968) bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Bibliografia

  • Neri Mauro, Le mille e una leggenda del Trentino, Athesia 2019

Riferimenti ad altri contributi dell’autrice